Lunedì 19 Ottobre 2026

Due tribunali tedeschi ritengono Google responsabile delle risposte sbagliate della sua AI

Un'avvocata in giacca scura lavora al portatile in uno studio legale con scaffali pieni di volumi di diritto
Immagine generata con AI

Per i giudici di Monaco e Aquisgrana i riassunti generati dall'AI sono affermazioni di Google, che non può ripararsi dietro il ruolo di motore di ricerca. In Italia la questione è già sul tavolo di AGCOM e Commissione UE.

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Due tribunali tedeschi hanno stabilito che Google risponde direttamente di quello che scrivono le sue funzioni di ricerca con intelligenza artificiale, come se fossero affermazioni dell’azienda. Le decisioni arrivano da Monaco e da Aquisgrana e riguardano informazioni false su due editori e su un medico.

Il caso di Monaco

A maggio il Landgericht München I ha dato ragione a due editori di Monaco in un procedimento d’urgenza. Una AI Overview, il riassunto generato in cima ai risultati di ricerca, li descriveva come noti per truffe e abbonamenti trappola, anche se le pagine citate come fonte non li collegavano ad aziende fraudolente. Per i giudici questi riassunti sono “affermazioni autonome, nuove e di contenuto” di Google e non semplici risultati di ricerca. Per questo Google non può invocare l’esenzione che il Digital Services Act riconosce a chi ospita contenuti di altri.

Google ha presentato appello, poi secondo lo studio legale Pohl-Sitzler le parti hanno chiuso la causa con una transazione davanti alla corte d’appello di Monaco. Non esiste quindi una sentenza di secondo grado. In quella fase l’azienda aveva sostenuto che il caso riguardava “errori specifici e circoscritti” e non il modo in cui le AI Overviews mostrano i contenuti del web.

Il caso di Aquisgrana

Il 24 settembre il Landgericht di Aquisgrana ha ripreso lo stesso principio in un caso più grave. La modalità AI della ricerca Google attribuiva a un ex primario di neuroradiologia molestie a una segretaria, un licenziamento e una condanna per coazione sessuale, fatti che riguardavano un’altra persona della stessa clinica. Il tribunale ha emesso un’ordinanza urgente senza sentire prima Google, che può ancora opporsi. “Chi lascia che un’AI faccia affermazioni sulle persone ne risponde”, ha commentato l’avvocato del medico, Carsten Brennecke.

La giurisprudenza tedesca non è uniforme. Nel 2025 il tribunale di Amburgo aveva riconosciuto la responsabilità di Google solo dopo una segnalazione dell’interessato, mentre quello di Francoforte aveva respinto un ricorso pur ammettendo che in linea di principio Google potesse risponderne.

Cosa succede in Italia

Le decisioni valgono in Germania, ma toccano un tema aperto anche da noi. Nell’ottobre 2025 la FIEG, la federazione degli editori di giornali, ha presentato un reclamo all’AGCOM contro le AI Overviews in base al Digital Services Act. Ad aprile l’autorità, dopo aver sentito Google e gli editori, ha inviato una segnalazione alla Commissione europea su AI Overviews e AI Mode. La Commissione aveva già aperto a dicembre 2025 un’indagine antitrust sull’uso dei contenuti degli editori nei servizi AI di Google.

Il reclamo italiano riguarda soprattutto il traffico sottratto ai siti di informazione, mentre i casi tedeschi nascono da affermazioni false su persone e aziende. In entrambi i casi bisogna stabilire se un testo scritto dall’AI di Google sia contenuto di Google. Chi in Italia trova informazioni sbagliate su di sé nelle risposte AI della ricerca può citare le decisioni tedesche come precedente, anche se non vincolano i giudici italiani.

Fonti: heise online, JUVE, beck-aktuell, Pohl-Sitzler, AGCOM, Commissione europea, The Decoder.

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