Sabato 7 Novembre 2026

Ad Amsterdam gli attivisti occupano il cantiere del data center destinato a Microsoft

Cantiere di un grande edificio industriale con gru e recinzione al tramonto
Immagine generata con AI

Gli attivisti contestano consumi di energia, rete elettrica satura e contratti militari. La protesta fa parte di una mobilitazione europea con tappe anche in Italia.

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2 min di lettura

Centinaia di attivisti hanno occupato il 6 novembre ad Amsterdam il cantiere di un data center che sarà usato da Microsoft. Hanno tagliato la recinzione, sono saliti su una gru, sulle impalcature e sul tetto e hanno scritto slogan sulle fondamenta. Secondo la polizia, citata dall’emittente pubblica NOS, le persone fermate per violazione di proprietà privata sono tra 150 e 200. Un agente è rimasto leggermente ferito.

Chi ha protestato e perché

L’occupazione è stata organizzata da Geef Tegengas, un gruppo che si batte contro i combustibili fossili, insieme a Extinction Rebellion e a gruppi pro Palestina, mentre l’associazione Fossielvrij NL ha tenuto una manifestazione autorizzata accanto al cantiere. Le stime sui partecipanti vanno da un centinaio, secondo Reuters, a 500 secondo gli organizzatori. Gli attivisti contestano il consumo di energia dell’impianto, il ritardo nella costruzione di 30.000 nuove case che attribuiscono alla rete elettrica sovraccarica e il lavoro di Microsoft per l’esercito israeliano e per l’agenzia americana per l’immigrazione.

La polizia è intervenuta con lo spray al peperoncino quando alcuni manifestanti si sono rifiutati di consegnare una smerigliatrice e l’attrezzatura da arrampicata. Microsoft ha detto a NOS di rispettare le proteste pacifiche ma di non tollerare azioni che violano la legge o mettono a rischio la sicurezza delle persone.

Il progetto

Il data center sorge nella zona portuale occidentale della città, a Sloterdijk. Lo costruisce Pure DC con un investimento di circa un miliardo di euro, avrà tre torri alte 85 metri e una potenza complessiva di 78 megawatt, e Microsoft sarà l’unico inquilino. La fine dei lavori è prevista nel 2028. Nei Paesi Bassi dal 2022 i grandi impianti oltre i 70 megawatt e i 10 ettari sono ammessi solo in due località del nord, ma secondo la provincia questo progetto, diviso in tre edifici, non rientra nella definizione. Amsterdam quest’anno ha fermato i nuovi data center, salvando però sei progetti già avviati, tra cui questo.

Una mobilitazione europea

L’azione fa parte di due giornate di protesta della coalizione Stop Dirty Data Centres, che chiede una moratoria europea sui grandi data center. In calendario ci sono appuntamenti anche in Italia, con un’assemblea a Lucento, quartiere di Torino, e raccolte firme a Siziano e Ciarlasco. Arriva pochi giorni dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, dove secondo Ballotpedia gli elettori hanno scelto di limitare i data center in 40 dei 41 referendum locali che li riguardavano.

Il caso della Lombardia

In Lombardia, secondo i dati presentati da Terna in un’audizione regionale e riportati dal Giorno, le richieste di connessione per nuovi data center in attesa sono 316, per un totale di 48,6 gigawatt, mentre gli impianti collegati oggi assorbono circa 800 megawatt.

Data center in Lombardia, la coda per la rete

Potenza in gigawatt.

  • Richieste in attesa316 progetti48,6
  • Già collegatioggi0,8

Fonte: Terna, audizione in Regione Lombardia, riportata dal Giorno il 3 novembre 2026.

Anche da noi è nata una rete, Stop Data Center, che il 9 ottobre ha chiesto al governo una moratoria e il giorno dopo ha manifestato a Milano in piazza della Scala. Tra i progetti contestati ce n’è uno di Microsoft a San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo. In tutta l’Unione, intanto, i gestori dei data center più grandi devono già comunicare ogni anno i consumi di energia e di acqua, come prevede la direttiva europea sull’efficienza energetica.

Fonti: NOS, NL Times, DutchNews, NH Nieuws, Stop Dirty Data Centres, Ballotpedia, Il Giorno, Il Post, Commissione europea.

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