Giovedì 5 Novembre 2026

Moonshot, l’azienda cinese di Kimi, ha cercato chip Nvidia nei data center europei

Corridoio di un data center con file di server e un tecnico in lontananza
Immagine generata con AI

Quattro fonti raccontano a CNBC le trattative con operatori europei per affittare GPU Blackwell, vietate in Cina. Nessun contratto risulta firmato e i fornitori non sono noti.

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Moonshot AI, la società di Pechino che sviluppa i modelli Kimi, ha discusso quest’anno con operatori di data center non cinesi per affittare capacità di calcolo su chip Nvidia Blackwell in strutture che si trovano in Europa. Lo riporta CNBC, che cita quattro persone a conoscenza delle trattative rimaste anonime. I nomi dei fornitori e i paesi coinvolti non sono stati resi noti, e non risulta che sia stato firmato un contratto.

Cosa cercava Moonshot

Secondo una delle fonti, le trattative riguardavano cluster da almeno 8.000 GPU Blackwell, la generazione di chip Nvidia che gli Stati Uniti vietano di esportare in Cina. Due fonti dicono che la capacità serviva soprattutto per l’inferenza, cioè per far funzionare i modelli e rispondere agli utenti. Un’altra sostiene che Moonshot fosse interessata anche a cluster per l’addestramento e la descrive come “molto aggressiva” nella ricerca di potenza di calcolo. All’azienda sarebbe stato chiesto un anticipo più alto del 30-50% rispetto a un cliente non cinese, un sovrapprezzo che secondo Investing.com doveva coprire il rischio di nuove restrizioni occidentali.

La fame di calcolo di Moonshot è nota. Dopo l’uscita di Kimi K3 la domanda l’ha costretta a sospendere le nuove iscrizioni, e la società ha scritto su LinkedIn di stare aggiungendo capacità “il più in fretta possibile”. Né Moonshot né Nvidia hanno risposto alle domande di CNBC.

La scappatoia del cloud

Le regole americane vietano di spedire i chip Blackwell in Cina, ma secondo CNBC non coprono in modo generale l’accesso a quei chip tramite servizi cloud all’estero. Nel maggio 2025 il dipartimento del Commercio ha ritirato la cosiddetta AI Diffusion Rule, che avrebbe limitato le esportazioni anche verso molti paesi terzi, e ha pubblicato indicazioni secondo cui può servire una licenza se i chip forniti a un cloud straniero servono ad addestrare modelli per aziende con sede in Cina. Il Remote Access Security Act, una legge che porterebbe l’accesso remoto sotto il controllo delle esportazioni, è passato alla Camera a gennaio con 369 voti contro 22 ma non ancora al Senato.

Moonshot è già finita nel mirino di Washington. A luglio Michael Kratsios, direttore dell’ufficio per la politica scientifica della Casa Bianca, ha dichiarato che l’azienda aveva usato server con chip GB300 in Thailandia. Secondo il Financial Times, citato da CNBC, Nvidia chiede ai fornitori cloud di vendere almeno il 51% dei loro servizi a clienti non cinesi.

Cosa significa per l’Europa

Né la Commissione europea né i governi dell’Unione hanno commentato. Il caso tocca però un punto delicato per i data center europei, che lavorano in gran parte con chip americani e devono rispettare le condizioni di Nvidia. Affittare GPU a un cliente cinese non è vietato in modo esplicito, ma può costare caro. Il dipartimento del Commercio si è riservato di inserire aziende straniere nella sua lista di soggetti sottoposti a restrizioni anche senza una violazione accertata. Il confronto tra Washington e i laboratori cinesi è aperto anche su altri fronti, come il divieto di DeepSeek nelle agenzie federali.

Fonti: CNBC, Investing.com, Bloomberg Law, The Register, Kirkland & Ellis.

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