Il Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti (DHS) ha ordinato alle agenzie federali civili di smettere di acquistare i prodotti di DeepSeek, la società cinese di intelligenza artificiale, e di rimuoverli dai propri sistemi informatici. Il governo ha reso pubblico l’ordine il 20 ottobre nel Federal Register, la gazzetta ufficiale americana, anche se il documento porta la data del 24 luglio.
Cosa prevede l’ordine
Il provvedimento, firmato dal segretario del DHS Markwayne Mullin, si basa su una legge del 2018 sulla sicurezza delle forniture federali e ha effetto immediato su due fronti. Le agenzie non possono più comprare prodotti di DeepSeek e delle società collegate, nemmeno attraverso cataloghi e piattaforme di e-commerce. Devono inoltre eliminare dai propri sistemi quei prodotti e i servizi di terzi sviluppati con la tecnologia di DeepSeek.
Chi ha bisogno di un’eccezione, per funzioni essenziali, indagini o interesse nazionale, deve chiederla per iscritto entro 60 giorni all’agenzia per la cybersecurity CISA. Restano fuori i sistemi di sicurezza nazionale e quelli dell’intelligence, che seguono regole proprie. Il DHS rivedrà l’ordine entro un anno.
Il testo non cita in modo esplicito i modelli con pesi aperti scaricati e usati in locale. Il riferimento ai servizi “sviluppati usando implementazioni di DeepSeek” fa pensare che rientrino anche quelli, ma resta un’interpretazione.
Le motivazioni
Secondo il DHS i server di DeepSeek si trovano in Cina, dove la legge garantisce allo Stato un ampio accesso alle infrastrutture delle aziende. I prompt inviati al servizio potrebbero trasferire dati sensibili e fornire informazioni utili a un governo straniero. L’ordine cita anche vulnerabilità critiche nell’app per iPhone e sostiene che i modelli stessi “potrebbero contenere malware o altre vulnerabilità”.
Pechino ha risposto con la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, che ha accusato Washington di allargare il concetto di sicurezza nazionale e di politicizzare la tecnologia. DeepSeek non ha commentato. Negli Stati Uniti la misura segue i divieti sui dispositivi pubblici decisi nel 2025 da Texas, New York e Virginia.
Il precedente italiano
In Italia il caso è aperto da tempo. Il 30 gennaio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha limitato d’urgenza il trattamento dei dati degli utenti italiani da parte di DeepSeek e ha avviato un’istruttoria, dopo che le società cinesi avevano sostenuto di non operare in Italia e di non essere soggette al diritto europeo. Non risultano revoche del provvedimento. A dicembre 2025 l’Antitrust ha chiuso senza sanzioni un’altra istruttoria, accettando impegni come termini d’uso in italiano e un avviso sugli errori dei contenuti generati.
Anche altri Paesi sono intervenuti. Nel 2025 la Corea del Sud ha sospeso per oltre due mesi i download dell’app, l’Australia l’ha vietata sui dispositivi governativi e la garante privacy di Berlino l’ha segnalata ad Apple e Google come contenuto illegale per il trasferimento di dati in Cina. Per un’azienda o un ente italiano la decisione americana non ha effetti diretti, però aggiunge un’altra autorità alla lista di chi considera rischioso affidare dati riservati a servizi ospitati in Cina.
Fonti: Federal Register, DHS, ordine 2026-01, Ministero degli Esteri cinese, Garante privacy, AGCM, TechCrunch.



