Mercoledì 28 Ottobre 2026

Opera porta un modello AI dentro il browser e lo mette a disposizione dei siti

Uomo che usa un browser su un laptop in uno studio luminoso
Immagine generata con AI

Con WebAI siti ed estensioni possono generare, tradurre e classificare testo usando un modello che gira sul computer. È un'anteprima di Opera One, e Mozilla critica l'approccio.

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2 min di lettura

Opera ha presentato il 27 ottobre WebAI, un insieme di interfacce che permette a siti ed estensioni di usare un modello di intelligenza artificiale che gira nel browser, senza passare da un server esterno. È un’anteprima da attivare a mano e per ora riguarda Opera One, mentre per Opera GX e Opera Neon l’azienda parla di un arrivo a breve. Opera, che ha sede a Oslo, la descrive come una proposta di standard web sostenuta anche da Google e Microsoft, ma nei suoi annunci non indica a quale organismo sia stata presentata.

Come funziona

Un sito può chiedere al modello locale di generare testo, riassumere, tradurre, correggere o classificare contenuti, e di rispondere a domande con un sì o un no o con più opzioni. Non servono app separate, server locali o chiavi API. Al lancio Opera usa Gemma di Google e, sui Mac, il modello che Apple installa sui propri dispositivi, oltre ad altri modelli compatibili già presenti sul computer. Funziona su Windows a 64 bit con processori Intel o AMD e sui Mac con chip Apple, mentre restano esclusi Linux, i Mac Intel e Windows su Arm.

Per provarlo bisogna attivare l’opzione nelle impostazioni AI del browser. Prima non viene scaricato nulla e ogni sito deve chiedere il permesso. “Gran parte di ciò che le persone vogliono dall’AI non ha bisogno di un data center”, ha dichiarato Krystian Kolondra, vicepresidente esecutivo di Opera per browser e AI. L’azienda aveva già offerto circa 150 modelli locali agli sviluppatori nel 2024, nella versione di Opera One dedicata a loro.

Privacy e limiti

Il vantaggio principale è che il contenuto della pagina può restare sul dispositivo, un aspetto che in Europa pesa anche per il GDPR perché riduce i dati personali inviati a fornitori cloud. Il rischio però non sparisce. Il sito o l’estensione che usa il modello vede comunque il risultato e può mandarlo ai propri server. Le interfacce riprendono quelle discusse nel gruppo Web Machine Learning del W3C, dove Google ha portato la Prompt API che Chrome usa con Gemini Nano. Mozilla ha dato un parere negativo su quella proposta, perché secondo l’azienda spinge i siti a scrivere codice pensato per un modello specifico.

Firefox sceglie il cloud

Lo stesso giorno Mozilla ha aggiunto due funzioni a Smart Window, la modalità AI di Firefox. La prima compila i moduli con le informazioni prese da schede scelte dall’utente, che deve controllare i dati, e Firefox non invia mai il modulo da solo. La seconda tiene d’occhio fino a cinque pagine per attività e avvisa quando qualcosa cambia. In questo caso i modelli lavorano nel cloud, Gemini 3.1 Flash Lite di Google per i moduli e Qwen di Alibaba per il monitoraggio. Le novità sono in beta, solo in inglese e solo per Stati Uniti e Canada. Per l’Italia non ci sono date.

Fonti: Opera, comunicato di Opera, documentazione WebAI, Mozilla sulla Prompt API, Mozilla, TechCrunch, 9to5Mac.

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