Mercoledì 28 Ottobre 2026

ChatGPT riceve già riassunti gli articoli degli editori partner, secondo un ricercatore

Donna al tavolino di un bar che legge notizie sullo smartphone accanto a un giornale
Immagine generata con AI

Un ricercatore di Peec AI ha trovato nel codice di ChatGPT un canale riservato ai partner, con riassunti messi in testa ai risultati. Nessuna testata italiana compare nell'elenco.

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2 min di lettura

Quando ChatGPT cerca notizie sul web, gli articoli degli editori che hanno un accordo con OpenAI gli arrivano già riassunti e in cima alla lista, mentre le pagine degli altri siti arrivano come frammenti di testo grezzo. Lo sostiene David Konitzny, ricercatore di Peec AI, una startup berlinese che studia come i marchi compaiono nelle risposte dei chatbot. Ha pubblicato l’analisi su LinkedIn e The Decoder l’ha ripresa il 27 ottobre. OpenAI non ha commentato.

Cosa ha trovato nel codice

Konitzny ha esaminato i campi tecnici delle risposte di ricerca di ChatGPT. Per le notizie il sistema usa tre motori, uno chiamato labrador per i contenuti dei partner, uno basato su Google News e uno sui servizi di Microsoft. Solo il primo compila un campo che indica il fornitore, e lì compaiono 12 editori con 43 domini, tra cui Condé Nast, Hearst, Axel Springer, News Corp, Reuters e AP. Dallo stesso canale passano anche ricette, recensioni di prodotti e guide all’acquisto di siti come Allrecipes, People, WIRED e la tedesca WELT.

Per queste pagine ChatGPT non scarica il testo al momento. Riceve un riassunto che secondo Konitzny viene preparato in anticipo, e nelle istruzioni lette dal modello questi riassunti stanno prima di tutti gli altri risultati. Il ricercatore ha controllato anche 1.000 riassunti di classifiche del tipo “i 10 migliori”. I prodotti nelle prime tre posizioni vengono nominati nel 70% dei casi, quelli dalla settima alla decima solo nel 23%. Chi sta in fondo a una classifica rischia quindi di sparire dalla risposta.

Chi sta in fondo alla classifica sparisce

Quota di voci nominate nei riassunti di ChatGPT, per posizione in classifica.

  • Posizioni 1-370%
  • Posizioni 4-641%
  • Posizioni 7-1023%
  • Posizioni 11 e oltre12%

Analisi di 1.000 riassunti di pagine del tipo “i 10 migliori”. Fonte: David Konitzny, Peec AI.

Un’analisi da confermare

I dati vengono da una sola persona e nessuno li ha ancora verificati. Che i riassunti siano generati in anticipo è un’ipotesi di Konitzny, e un suo collega di Peec AI in un altro articolo descrive labrador come l’indice generale di OpenAI, che comprende anche altri tipi di contenuti. Il quadro è però coerente con quanto emerso in passato. Nel 2024 una presentazione trapelata ad Adweek prometteva agli editori del programma partner più visibilità nelle risposte, e OpenAI rispose che conteneva inesattezze e informazioni superate. Nel 2025 uno studio dell’Università di Amburgo ha rilevato che welt.de e bild.de, entrambi di Axel Springer, valevano circa il 13% delle fonti citate nell’interfaccia web di ChatGPT e il 2% tramite API.

E gli editori italiani

In Italia l’accordo più noto è quello tra OpenAI e GEDI, annunciato a settembre 2024, che porta in ChatGPT contenuti di Repubblica e degli altri giornali del gruppo con citazioni e link. A novembre 2024 il Garante della privacy aveva inviato a GEDI un avvertimento formale, perché la cessione dell’archivio poteva violare il GDPR a causa dei dati personali contenuti negli articoli. Nell’analisi di Konitzny non compaiono testate italiane e non è chiaro se l’intesa sia ancora attiva dopo la vendita di GEDI al gruppo greco Antenna, chiusa a marzo 2026. Se l’analisi è corretta, i siti senza accordo partono in svantaggio nelle risposte di ChatGPT, un tema che in Germania è già arrivato in tribunale per le risposte AI di Google.

Fonti: David Konitzny su LinkedIn, The Decoder, Tomorrow’s Publisher, Peec AI, The Decoder sullo studio di Amburgo, Punto Informatico.

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