Venerdì 23 Ottobre 2026

Da oggi in vigore il decreto italiano sull’AI, nulli i licenziamenti decisi da un algoritmo

Una responsabile delle risorse umane parla con un dipendente al tavolo di un ufficio, sul portatile un calendario dei turni
Immagine generata con AI

Il D.Lgs. 179/2026 affida controlli e sanzioni ad AgID e ACN, vieta le decisioni sul personale prese solo da sistemi automatici e porta l'AI nella valutazione dei rischi sul lavoro.

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Da oggi, 23 ottobre, è in vigore il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua le norme italiane all’AI Act europeo. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 ottobre, attua la legge 132 del 2025 sull’intelligenza artificiale e stabilisce chi controlla, come si sanziona e quali obblighi nuovi riguardano lavoro e formazione. Arriva pochi giorni dopo la prima norma tecnica armonizzata collegata all’AI Act.

Chi controlla e le sanzioni

Le autorità nazionali per l’AI sono l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). L’ACN vigila sul mercato e fa da punto di contatto con l’Unione europea, mentre Banca d’Italia, Consob e Ivass controllano i sistemi ad alto rischio nei settori di loro competenza.

Le sanzioni riprendono i tetti dell’AI Act. Chi usa pratiche vietate rischia fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale. Le violazioni degli obblighi di fornitori e utilizzatori, comprese le regole di trasparenza sui contenuti generati, costano fino a 15 milioni o il 3%. Per PMI e startup vale l’importo più basso tra cifra fissa e percentuale, come prevede l’AI Act, e per le violazioni lievi l’autorità può limitarsi a un ordine di correzione.

Le decisioni sul personale

La parte che riguarda più aziende è l’articolo 41. Le decisioni finali su assunzioni, modifiche e fine del rapporto di lavoro, compresi provvedimenti disciplinari e valutazioni, non possono basarsi “unicamente” su un trattamento automatizzato e spettano a una persona “che eserciti un potere effettivo e autonomo”. La selezione automatica dei curriculum non conta come decisione finale e il consenso del lavoratore non basta per derogare. Il licenziamento deciso in violazione della regola è nullo.

Il datore di lavoro deve informare i dipendenti prima di attivare un sistema di AI e, se il lavoratore lo chiede, spiegare la decisione con una “motivazione intelligibile”. L’articolo 42 aggiunge che i sistemi che incidono su organizzazione del lavoro e ritmi produttivi vanno considerati nel documento di valutazione dei rischi, con informazione e formazione specifiche per il personale. Per un’azienda il primo passo è fare l’inventario degli strumenti di AI usati per selezione, valutazioni e gestione del lavoro.

Formazione e sperimentazione

Il decreto crea lo Spazio di sperimentazione italiano per l’IA, una sandbox gestita da AgID e ACN in cui le aziende possono provare i propri sistemi sotto la supervisione delle autorità, con priorità per PMI e startup. Le regole di accesso arriveranno con un decreto successivo, per ora senza data. Gli ordini professionali dovranno inserire percorsi obbligatori di formazione sull’AI e adeguare i regolamenti entro sei mesi, e il compenso dei professionisti potrà tenere conto del livello di rischio dei sistemi usati.

Il decreto 179 non riguarda la sorveglianza biometrica né il risarcimento dei danni causati dall’AI. Questi temi sono nel decreto legislativo 160/2026, in vigore dal 30 settembre, che regola l’identificazione biometrica in tempo reale da parte delle forze dell’ordine e introduce una presunzione sul nesso causale a favore di chi subisce un danno.

Fonti: Gazzetta Ufficiale, D.Lgs. 179/2026, Normattiva, D.Lgs. 160/2026, Agenda Digitale, Sistema Penale, EC News.

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