Lunedì 26 Ottobre 2026

Scrittori e traduttori europei non firmano il codice UE sulla trasparenza dei contenuti AI

Un redattore corregge con la penna rossa le bozze stampate di un articolo accanto al portatile, in una piccola redazione
Immagine generata con AI

Le associazioni che rappresentano 272.000 autori contestano l'eccezione per i testi rivisti da una persona. Le linee guida della Commissione la legano però a condizioni precise, che riguardano anche testate e aziende.

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Il Consiglio europeo degli scrittori (EWC) e il CEATL, che riunisce le associazioni dei traduttori letterari, hanno annunciato il 25 ottobre che non firmeranno il codice di buone pratiche europeo sulla trasparenza dei contenuti generati dall’AI. Le due organizzazioni, che rappresentano circa 272.000 autori e traduttori, giudicano troppo vaghe le eccezioni previste per i testi rivisti da una persona e per la narrativa.

Cosa contestano

Secondo EWC e CEATL “una revisione umana non può trasformare per magia un contenuto generato dall’AI in un’opera creata o scritta da una persona”. Chiedono che la trasparenza accompagni tutta la filiera, dal fornitore del modello all’editore fino al lettore, oltre a strumenti di rilevamento open source e regole distinte per libri, e-book e audiolibri. Per le traduzioni partite da una bozza dell’AI vogliono un’indicazione nel frontespizio e nei metadati, con chi le rivede indicato come curatore e non come traduttore. Le associazioni sostengono anche che circa metà dei nuovi e-book sia generata da macchine, un dato che non documentano.

Le regole in vigore

L’articolo 50 dell’AI Act si applica dal 2 agosto. Chi sviluppa sistemi che generano testi, immagini, audio o video deve marcarli in un formato leggibile dalle macchine, con watermark, metadati o altre tecniche. Deve anche offrire strumenti per riconoscerli. Per i sistemi già in commercio prima di agosto la marcatura diventa obbligatoria dal 2 dicembre. Chi pubblica un deepfake deve invece segnalarlo con un’etichetta visibile o udibile al primo contatto, anche nelle opere artistiche o satiriche, dove basta un avviso che non rovini la fruizione.

Il codice contestato, nella versione finale del 10 giugno, è volontario e a fine luglio aveva circa 190 firmatari. Le linee guida della Commissione, adottate il 20 luglio, spiegano come interpretare gli obblighi e non sono vincolanti.

Quando un testo va dichiarato

Le linee guida chiedono di dichiarare i testi generati dall’AI su temi di interesse pubblico, come politica, giustizia, salute, consumi, economia, scienza e cultura. Tra gli esempi c’è il riassunto automatico di un articolo di giornale, mentre un romanzo fantasy generato con l’AI resta fuori. Le correzioni grammaticali, i piccoli ritocchi di stile e le traduzioni fatte con l’AI non richiedono la marcatura da parte del fornitore, un’esclusione lontana da quanto chiedono i traduttori.

L’obbligo cade se il testo passa una revisione umana con responsabilità editoriale, a due condizioni. Serve una verifica sostanziale fatta da persone competenti, con almeno il controllo dei fatti, e non bastano il correttore ortografico, un’approvazione sommaria o “la mera esistenza di una policy editoriale”. Serve poi una persona o un’organizzazione che risponda dei contenuti, con nome e contatti pubblicati in un punto facile da trovare, come le note legali. Se dopo la revisione l’AI modifica di nuovo il testo in modo sostanziale, l’eccezione decade.

Per testate, blog aziendali e agenzie che scrivono con l’AI è il punto più concreto. Senza un responsabile editoriale dichiarato e una revisione documentata, i testi di interesse pubblico vanno etichettati. In Italia le violazioni dell’articolo 50 possono costare fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato, come prevede il decreto legislativo 179 in vigore dal 23 ottobre.

Fonti: EWC e CEATL, Commissione europea, linee guida, Commissione europea, codice di buone pratiche, Commissione europea, FAQ.

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